Sostenibilità

Smog e Fertilità Maschile: Nuove Evidenze dai Recenti Studi Presentati a ESHRE

di redazione Luglio 7, 2026 Categorie: Sostenibilità

In Breve

Qual è il legame tra smog e fertilità maschile?
Due studi recenti suggeriscono che l'inquinamento atmosferico possa influenzare negativamente la qualità del seme maschile.
Cosa hanno rivelato gli studi condotti in Spagna?
Hanno mostrato differenze significative nella qualità del seme tra diverse regioni, con il Nord che ha registrato i migliori risultati.
Quali inquinanti sono stati analizzati nello studio statunitense?
Sono stati analizzati ozono, biossido di azoto, anidride solforosa e particolato PM2.5.

Due studi recenti presentati al congresso annuale ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embryology) hanno messo in luce un possibile legame tra inquinamento atmosferico e qualità del seme maschile. Le ricerche, condotte in Spagna e negli Stati Uniti, evidenziano sia differenze regionali significative sia modifiche molecolari del DNA spermatico legate all’esposizione a fattori ambientali.

Il primo studio, un’analisi prospettica multicentrica condotta in Spagna, ha coinvolto 386 uomini valutati in sette centri di procreazione assistita tra giugno 2024 e dicembre 2025. I ricercatori hanno raccolto dati dettagliati riguardanti il luogo di residenza, l’indice di massa corporea, l’anamnesi, l’attività fisica, l’esposizione a sostanze chimiche, l’uso di farmaci, fumo e consumo di caffè, alcol e droghe. I risultati hanno rivelato differenze significative tra quattro regioni spagnole in termini di volume del liquido seminale, concentrazione spermatica, motilità, morfologia e numero totale di spermatozoi mobili.

In particolare, la regione settentrionale ha mostrato la migliore qualità complessiva, con una media di 94,35 milioni di spermatozoi mobili, rispetto ai 50,11 milioni della Spagna centrale. Le percentuali di ridotta motilità variavano dal 23,9% nel Nord al 55,4% nel Sud e al 53,4% nella Spagna centrale. Nonostante simili abitudini di vita tra le regioni, solo la posizione geografica e la durata dell’astinenza sono rimaste associate in modo indipendente ai parametri seminali, suggerendo che fattori ambientali come inquinamento o contaminanti possano avere un ruolo significativo.

Il secondo studio, condotto negli Stati Uniti, ha coinvolto oltre 2.000 uomini reclutati a Salt Lake City tra il 2013 e il 2017. I campioni di sperma sono stati analizzati al basale e dopo 2, 4 e 6 mesi, con un focus particolare sulla metilazione del DNA spermatico in 1.220 uomini al controllo a 6 mesi. Gli autori hanno stimato l’esposizione durante la spermatogenesi a vari inquinanti, tra cui ozono, biossido di azoto, anidride solforosa e particolato PM2.5. Sono stati identificati 39 cambiamenti nella metilazione del DNA associati a questi inquinanti, con ozono e biossido di azoto come principali responsabili.

Tra le alterazioni osservate, è stata segnalata la metilazione modificata del gene GNAS, già collegata a una qualità dello sperma compromessa e implicata nello sviluppo embrionale e fetale. Gli autori hanno sottolineato l’importanza di replicare questi risultati e di indagare se tali modificazioni molecolari possano avere effetti misurabili sulla fertilità maschile, sugli esiti della gravidanza e sulla salute della prole.

Inoltre, gli esperti hanno evidenziato la necessità di politiche di salute pubblica per ridurre l’esposizione a inquinanti e contaminanti ambientali, richiamando l’attenzione delle autorità regolatorie nazionali ed europee. Sebbene le evidenze siano preliminari, i risultati di questi studi suggeriscono un forte legame tra l’ambiente e la fertilità maschile, richiedendo ulteriori ricerche per confermare i meccanismi e le implicazioni cliniche.

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