Assobibe: La Sugar Tax Minaccia il Settore delle Bevande Analcoliche e Blocca Investimenti

In Breve
- Cosa chiede Assobibe riguardo alla sugar tax?
- Assobibe chiede l'abolizione della sugar tax, sostenendo che penalizza il settore delle bevande analcoliche.
- Quali sono gli impatti previsti della sugar tax sul settore?
- Si prevede un aumento del 28% della pressione fiscale e oltre 5.000 posti di lavoro a rischio.
- Qual è l'impegno delle aziende nel settore delle bevande analcoliche?
- Le aziende hanno ridotto le vendite di bevande zuccherate del 27% e il contenuto di zucchero del 44% negli ultimi dieci anni.
Assobibe, l’associazione che rappresenta il settore delle bevande analcoliche in Italia, ha lanciato un appello per l’abolizione della sugar tax, una misura fiscale introdotta nel 2019 e che potrebbe entrare in vigore a gennaio 2027. Secondo Assobibe, questa tassa non solo penalizza la crescita del comparto, ma blocca anche investimenti cruciali e non apporta modifiche significative ai trend di obesità e consumo di zucchero.
Giangiacomo Pierini, presidente dell’associazione, ha sottolineato che la sugar tax, più volte annunciata e poi sospesa, potrebbe avere un impatto devastante sul settore. Attualmente, le aziende stanno trattenendo investimenti per circa 1 miliardo di euro in macchinari, processi e innovazione, in attesa di sviluppi normativi.
Il comparto delle bevande analcoliche in Italia occupa circa 84.000 persone e genera un valore economico di 5 miliardi di euro. Inoltre, il 64% dei soci di Assobibe è costituito da piccole e medie imprese, un segmento che ha visto un aumento delle esportazioni del 120% negli ultimi cinque anni.
Nel 2026, il settore ha registrato una crescita del 3,7%, trainata da un incremento del 6,7% durante i mesi estivi, attribuibile principalmente al turismo e alle ondate di caldo. Tuttavia, l’associazione prevede che l’entrata in vigore della sugar tax comporterebbe un aumento medio del 28% della pressione fiscale per litro di soft drink, con una riduzione delle vendite del 16% annuo nel biennio successivo e oltre 5.000 posti di lavoro a rischio.
Dal punto di vista fiscale, l’incasso stimato dalla sugar tax è di 270 milioni di euro, ma il minor gettito IVA è valutato in 265 milioni. Le aziende avvertono che questa misura arriva in un momento di forti aumenti dei costi energetici, delle materie prime e dei trasporti, aggravando ulteriormente la situazione economica del settore.
Assobibe evidenzia anche l’impegno delle aziende nel promuovere la salute pubblica: negli ultimi dieci anni, le vendite di bevande zuccherate sono diminuite del 27%, mentre il contenuto di zucchero nelle bevande è stato ridotto del 44%. Inoltre, il settore contribuisce solo all’1% delle calorie totali assunte in Italia e ha adottato protocolli con i ministeri della Salute, tra cui la non vendita di bevande zuccherate nelle scuole e l’assenza di marketing rivolto ai minori di 13 anni.
Per dimostrare l’inefficacia della sugar tax nel modificare i tassi di obesità e consumo di zucchero, Assobibe cita dati di paesi che hanno implementato misure simili, dove l’obesità ha continuato a crescere e, in alcuni casi, anche i consumi di zucchero. Alcuni Stati europei, come la Danimarca, hanno già fatto marcia indietro su tali misure.
Inoltre, Confindustria, il mondo agricolo, la grande distribuzione, il commercio e i sindacati hanno espresso il loro sostegno alla posizione di Assobibe. È previsto un convegno a Roma, dove esponenti dei vari partiti discuteranno le ragioni del settore, evidenziando i dati e le preoccupazioni sollevate dall’associazione.
