Economia

Frattura nel CDA di Delfin: la lettera di patronage non approvata

di redazione Giugno 26, 2026 Categorie: Economia, Imprese

In Breve

Cosa è successo nel CDA di Delfin?
Il CDA di Delfin non ha approvato la lettera di patronage, creando divisioni interne.
Qual è l'importanza della lettera di patronage?
La lettera era fondamentale per sbloccare un finanziamento per l'acquisizione di quote da parte di Leonardo Maria Del Vecchio.
Cosa accadrà ora?
La decisione finale passerà all'assemblea dei soci del 30 giugno.

Il consiglio di amministrazione di Delfin ha recentemente vissuto un momento di crisi, non approvando la lettera di “patronage” richiesta a favore delle banche. Questo documento era fondamentale per sbloccare un finanziamento che avrebbe consentito a Leonardo Maria Del Vecchio di acquisire le quote di almeno altri due eredi, permettendo così di raggiungere una maggioranza relativa all’interno della holding lussemburghese.

Il voto ha visto il presidente Francesco Milleri e il consigliere Mario Notari esprimere parere favorevole, mentre il CEO Romolo Bardin e i consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May si sono opposti. La mancata approvazione della lettera ha riportato la trattativa sul futuro di Delfin in una situazione di incertezza, spianando la strada a una battaglia annunciata per l’assemblea dei soci del 30 giugno.

Fonti vicine al family office di Leonardo Maria Del Vecchio jr hanno espresso «delusione e perplessità» per la divisione all’interno del board e per una famiglia che appare «non unita». Queste fonti hanno osservato che «in queste condizioni difficilmente può reggere» la gestione aziendale.

La lettera di patronage, inviata da Del Vecchio al board, definiva le condizioni secondo le quali Delfin avrebbe esercitato i diritti di prelazione in caso di inadempimento di Leonardo Maria con le banche. In particolare, il documento prevedeva che, qualora il prestito non fosse rimborsato, la holding avrebbe acquisito l’intera quota del 37,5% del capitale detenuta da Leonardo Maria al prezzo complessivo di 10 miliardi di euro, corrispondente all’acquisto di tre quote al valore di circa 3,3 miliardi ciascuna.

Inoltre, il documento indicava che l’operazione avrebbe incluso non solo le partecipazioni attribuite a Luca e Paola (valutate nel testo rispettivamente 5 miliardi ciascuna), ma anche la quota di Leonardo Maria, con l’obiettivo di evitare che, in caso di problemi, gli istituti di credito potessero entrare nella holding.

Ora, la decisione finale passerà all’assemblea, ma la strada verso una risoluzione si conferma in salita, con il futuro di Delfin che rimane avvolto nell’incertezza.

redazione

Profilo autore e archivio degli articoli pubblicati su Impresa Monitor.