Lavoro

Occupazione all’Aeroporto di Genova: Lavoratori Ex Ilva in Protesta

di redazione Ottobre 19, 2026 Categorie: Lavoro

In Breve

Perché i lavoratori ex Ilva hanno occupato l'aeroporto di Genova?
I lavoratori hanno occupato l'aeroporto per protestare contro l'aumento della cassa integrazione e chiedere risposte immediate al governo.
Qual è la posizione dei rappresentanti sindacali?
I rappresentanti sindacali denunciano l'insufficienza delle comunicazioni ricevute dai commissari e chiedono garanzie per il futuro dei lavoratori.
Cosa prevede la mobilitazione dei lavoratori?
La mobilitazione sarà a oltranza fino a quando non riceveranno risposte chiare e soddisfacenti dal governo.

I lavoratori ex Ilva di Cornigliano hanno occupato la zona imbarchi dell’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, avviando una mobilitazione che si preannuncia a oltranza. La protesta è scaturita in risposta a una comunicazione inviata dai commissari, che ha disposto un incremento della cassa integrazione a causa della mancanza di approvvigionamenti di coils. I manifestanti chiedono risposte immediate dal Ministero del Lavoro.

Durante l’occupazione, è stato mantenuto un corridoio aperto per consentire ai passeggeri di imbarcarsi, mentre i lavoratori si sono seduti a terra battendo i caschi sul pavimento in segno di protesta. Una delegazione di lavoratori è stata convocata in prefettura dal prefetto Cinzia Torraco, e l’aeroporto rimarrà occupato fino al ritorno dei delegati.

Armando Palombo, rappresentante della Fiom, ha dichiarato: “Resteremo qui finché questo governo non ci dà una risposta. Finché il governo, che ha messo i commissari, non fa alzare il culo ai commissari da Roma e ci dà una risposta chiara, molto chiara”. Le parole di Palombo evidenziano la frustrazione dei lavoratori nei confronti di una situazione che considerano insostenibile.

Stefano Bonazzi, segretario generale della Fiom di Genova, ha descritto la comunicazione ricevuta venerdì notte come “un insulto ai lavoratori, alla città, alle istituzioni locali e alla Curia”. Ha chiesto che i commissari ritirino, modifichino o chiariscano la lettera, sottolineando che il blocco dello stabilimento genovese non è accettabile.

Nicola Appice, delegato rsu Fim-Cisl, ha espresso la sua preoccupazione per le conseguenze delle decisioni dei commissari, avvertendo che il provvedimento potrebbe fermare lo stabilimento di Genova prima ancora di completare il lavoro già in corso. “Sappiamo cosa significhi chiudere gli impianti e comprendiamo le difficoltà di Taranto alla vigilia della Cassazione”, ha detto Appice, aggiungendo che fermare indistintamente l’area a caldo e l’area a freddo condanna i lavoratori alla cassa integrazione.

“A Genova e negli stabilimenti del Nord non vogliamo ammortizzatori sociali, vogliamo continuare a lavorare: servono garanzie transitorie e immediate, per non fermare la produzione”. Queste parole riassumono il desiderio dei lavoratori di continuare la loro attività, nonostante le difficoltà attuali.

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