Energia

Riscaldamento e trasformazioni negli ecosistemi artici: le ricerche di Ny-Ålesund

di redazione Settembre 15, 2026 Categorie: Energia, Sostenibilità

In Breve

Quali cambiamenti climatici sono stati osservati a Ny-Ålesund?
A Ny-Ålesund si registra un aumento delle temperature e l'atlantificazione dei fiordi.
Cosa ha rivelato il progetto LIQUIDICE nel 2026?
Il progetto ha rilevato anomalie termiche fino a 12 °C oltre la media stagionale.
Qual è l'impatto del cambiamento climatico sulla fauna locale?
Il cambiamento climatico ha compromesso l'accesso al cibo per la fauna locale.

La stazione ‘Dirigibile Italia’ a Ny-Ålesund, attiva dal maggio 1997 e gestita dall’Istituto di Scienze Polari (CNR-ISP) dal 2020, ha fornito dati cruciali sul cambiamento climatico nell’Artico per oltre trent’anni. Le osservazioni evidenziano un progressivo aumento delle temperature, l’atlantificazione dei fiordi e significative trasformazioni negli ecosistemi polari.

Le infrastrutture di ricerca, tra cui la Amundsen-Nobile Climate Change Tower di 34 metri e il laboratorio Gruvebadet, monitorano costantemente parametri atmosferici, la composizione dell’aria e gli scambi energetici tra superficie e atmosfera. Inoltre, sistemi mooring ancorati al fondale misurano in tempo reale parametri fisici, chimici e biologici della colonna d’acqua.

Le serie storiche raccolte tra il 1993 e il 2011 mostrano un incremento della temperatura media compreso tra 1.1 °C e 1.35 °C per decennio. Nelle acque del Kongsfjorden, si è registrato un aumento di circa 1 °C ogni dieci anni, segnalando l’influenza crescente delle masse d’acqua atlantiche.

Nel mese di aprile 2026, il progetto europeo LIQUIDICE ha rivelato anomalie termiche fino a 12 °C oltre la media stagionale, portando a una fusione precoce del manto nevoso e alla formazione di canali d’acqua sui ghiacciai. Questa situazione ha compromesso l’accesso al cibo per la fauna locale, evidenziando l’impatto diretto del cambiamento climatico sugli ecosistemi artici.

La deposizione di aerosol e polveri ha ridotto l’albedo della neve, accelerando ulteriormente lo scioglimento del ghiaccio marino. Questo processo ha favorito la sostituzione del ghiaccio pluriennale con strati più sottili e vulnerabili. Le rilevazioni indicano anche un degrado del permafrost, con il rischio di rilascio di gas serra dal terreno, e l’espansione della vegetazione nota come Arctic Greening.

I ricercatori sottolineano l’importanza delle serie di lungo periodo per distinguere la variabilità naturale dai cambiamenti causati dall’uomo. Questi dati non solo chiariscono quanto l’Artico stia cambiando, ma anche la direzione di tali cambiamenti.

I risultati e le prospettive della ricerca polare italiana saranno al centro della Conferenza nazionale polare, che si svolgerà a Roma dal 5 al 7 ottobre, organizzata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS.

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