Francia: Tensioni sui Titoli di Stato tra Rischio di Declassamento e Pressioni Fiscali

In Breve
- Qual è il rischio attuale per il rating sovrano della Francia?
- Moody's potrebbe declassare il rating sovrano della Francia da Aa3 a A1.
- Qual è l'impatto dello spread tra Bund e OAT?
- Lo spread ha raggiunto 177 punti base, il livello più alto dal 2011.
- Qual è la previsione di crescita per la Francia?
- Si prevede una crescita debole attorno allo 0,5% per quest'anno.
La situazione economica della Francia sta attraversando un periodo di forte tensione, con il rischio che l’agenzia di rating Moody’s possa declassare il rating sovrano del paese dall’attuale Aa3 a A1. Questo possibile declassamento è già stato in parte prezzato dai mercati, contribuendo all’ampliamento dello spread tra i Bund tedeschi e i titoli di Stato francesi (OAT), che ha raggiunto i 177 punti base, un livello non visto dal 2011.
Il rendimento dei titoli di Stato decennali francesi ha toccato il 5,142%, il valore più alto dal 2002. Inoltre, l’allargamento dello spread a due anni è considerato un serio campanello d’allarme. La situazione è ulteriormente aggravata dall’aumento dell’offerta di debito: attualmente, i titoli di Stato francesi in circolazione ammontano a circa 2.900 miliardi di euro, di cui 2.700 miliardi a lungo termine e 200 miliardi a breve, segnando un incremento di almeno 1.000 miliardi rispetto al 2016.
I mercati percepiscono gli OAT come esposti a rischi multipli, tra cui l’incertezza politica legata alle prossime elezioni presidenziali e il possibile rafforzamento delle tensioni sociali. Si prevede una crescita debole, attorno allo 0,5% per quest’anno, con una previsione fragile di circa l’1% nel 2027, a meno di un rilancio della competitività e di riforme significative. Inoltre, il piano di emissioni lorde per il prossimo anno è stimato intorno ai 340 miliardi di euro, dipendendo dalla tenuta degli investitori non residenti, che attualmente detengono il 59,7% dei titoli di Stato negoziabili.
Un ulteriore fattore di preoccupazione è l’erosione del supporto della Banca Centrale Europea (BCE). Lo stock di titoli di Stato francesi nel portafoglio del programma di acquisto di titoli (PSPP) è diminuito da 400 miliardi di euro a dicembre 2025 a 360 miliardi a settembre di quest’anno. Sebbene la sostenibilità del debito non sia messa in discussione nell’immediato, il rapporto debito/PIL si avvicina al 120%, rispetto al 70% del 2011. Il deficit/PIL è stimato al 5,3% per quest’anno, con previsioni che lo vedono intorno al 5% nel 2027, e un deficit commerciale superiore ai 70 miliardi di euro.
Le agenzie di rating S&P e Fitch hanno già attribuito alla Francia una valutazione A+ (rispettivamente da ottobre e settembre 2025). Le loro revisioni potrebbero cambiare le prospettive da stabili a negative, aprendo la strada a ulteriori declassamenti, un’eventualità che alcuni economisti considerano con discreta probabilità, fino a una tripla Baa alta.
Dal punto di vista politico, una vittoria del Rassemblement National potrebbe generare problemi senza precedenti. In assenza di una maggioranza parlamentare, ci si potrebbe trovare di fronte a un blocco su riforme e consolidamento fiscale. Le promesse di risparmi netti per 140 miliardi di euro entro il 2032 richiedono verifiche sulla loro fattibilità.
Il calendario delle emissioni è relativamente leggero fino alla fine dell’anno, con l’84% del programma di emissioni nette già raggiunto a fine settembre (260 miliardi raccolti su 300). La presenza in bilancio di banche e compagnie di assicurazione, relativamente ben capitalizzate, che detengono rispettivamente il 10,5% e il 9,2% dei titoli di Stato francesi, può offrire un parziale cuscinetto contro forti vendite da parte di investitori esteri. Inoltre, resta disponibile lo strumento di protezione della trasmissione (TPI) della BCE per supportare il mercato.
