Italia in Ritardo nella Transizione Energetica: La Relazione sulla Green Economy 2026

In Breve
- Quali sono i principali ritardi dell'Italia nella transizione energetica?
- L'Italia mostra ritardi significativi in termini di riduzione delle emissioni di gas serra e nell'adozione di energie rinnovabili.
- Qual è la quota di rinnovabili in Italia rispetto alla media europea?
- Nel 2024, la quota di rinnovabili sui consumi finali lordi in Italia era del 19%, contro una media UE del 25%.
- Cosa evidenzia la Relazione sulla Green Economy 2026?
- La relazione sottolinea la necessità di maggiore autonomia energetica e una economia circolare, evidenziando le sfide e le opportunità per l'Italia.
Le spinte internazionali verso una transizione ambientale più incisiva si stanno rafforzando, ma l’Italia continua a mostrare ritardi significativi su diversi indicatori chiave della green economy. Questi aspetti sono stati messi in evidenza nella Relazione sullo Stato della Green Economy 2026, presentata il 3 novembre durante gli Stati Generali delle green economy, in apertura della fiera Ecomondo.
Il contesto geopolitico attuale, caratterizzato da conflitti e difficoltà economiche, rischia di generare risposte inadeguate e poco efficaci. Le recenti crisi, come l’aumento dei costi energetici e le restrizioni sulle esportazioni di materie prime critiche, hanno reso evidente la necessità di una maggiore autonomia energetica e di un’economia più circolare.
Secondo le stime, la bolletta europea del gas nel 2026 potrebbe superare i 240-250 miliardi di euro, un notevole incremento rispetto ai 40 miliardi del 2019. Anche la spesa per il petrolio potrebbe aumentare di circa 45 miliardi. Inoltre, le restrizioni alle esportazioni di materie prime critiche sono aumentate di cinque volte dal 2019 al 2024, influenzando prezzi e approvvigionamenti.
Tra i trend globali già in atto, la relazione sottolinea la crescita delle energie rinnovabili, l’elettrificazione della mobilità e l’uso dell’intelligenza artificiale per l’adattamento climatico. Tuttavia, permangono questioni irrisolte, come l’impatto ambientale dei data center e la diminuzione dei servizi ecosistemici, che influiscono sulla produzione alimentare e sulla fertilità dei suoli.
Per quanto riguarda l’Italia, i punti critici includono un aumento delle emissioni di gas serra nell’anno passato, con una riduzione modesta attesa per l’anno in corso. Negli ultimi dieci anni, le emissioni sono diminuite in media di 7 milioni di tonnellate all’anno, ma per rispettare il target del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC), sarebbe necessario ridurre le emissioni di circa 14 milioni di tonnellate all’anno fino al 2030.
La quota di rinnovabili sui consumi finali lordi era del 19% nel 2024, contro una media UE del 25%. Nei trasporti, la quota di rinnovabili si attesta al 10%, ben al di sotto del 34,2% richiesto dal PNIEC per il 2030. Nella generazione elettrica, le rinnovabili rappresentano il 47% del totale, con un obiettivo fissato al 70% per il 2030. Tuttavia, l’Italia ha installato solo 7,2 GW di nuova capacità l’anno scorso, rispetto ai 23 GW della Germania e agli 11 GW della Spagna, mentre per centrare gli obiettivi servirebbero circa 10 GW annui.
Altri indicatori mostrano criticità e contraddizioni. La superficie destinata all’agricoltura biologica è diminuita del 5,4% nel 2025, dopo un incremento del 59,3% nei dieci anni precedenti. I consumi idrici rimangono elevati e la disponibilità per abitante è inferiore alla metà della media europea, con il riutilizzo delle acque depurate fermo al 4%, rispetto a un potenziale stimato del 23%.
Nonostante le difficoltà, emergono elementi positivi nella circolarità. La dipendenza dalle importazioni di materiali è alta (47% nel 2025 rispetto a una media UE del 22%), ma il tasso di uso circolare dei materiali è buono (21,6% contro il 12,2% UE), e il riciclo complessivo dei rifiuti è elevato (86% rispetto al 41% UE). Tuttavia, permangono difficoltà nella gestione della plastica e la raccolta dei rifiuti elettronici (RAEE) resta bassa.
La transizione ecologica viene vista anche come un’opportunità economica e di crescita, un “effetto cigno verde” in risposta ai costi generati dalla crisi climatica. Tuttavia, per cogliere questa opportunità, l’Italia deve accelerare gli investimenti e le politiche su rinnovabili, efficienza idrica, riciclo e riduzione della dipendenza da materie prime estere.
